Il Progetto

BENVENUTI NEL MONDO DEL PANINO GOURMET

Che succede quando basta un morso perché la pausa pranzo si trasformi come per incanto in dieci minuti di autentico piacere gourmet? Che succede se sono sempre di più i sostenitori del pranzo fuori casa che, bando a forchetta e coltello, scelgono pane e companatico al posto della carbonara per rifocillarsi nella sempre più risicata ora di pausa dell’una? Succede che ha vinto lui.

Dopo essere stato relegato per anni al rango di “cenerentolo degli spuntini”, “ultima spiaggia”, “speazzafame”, e aver dovuto sostenere il peso di una reputazione da pasto-non pasto, merenda povera e poco nutriente per antonomasia, ecco che il panino del Terzo Millennio si reinventa nelle vesti di un vero e proprio pasto per intenditori.

La percentuale di coloro che per i più svariati motivi scelgono di consumare il pranzo fuori casa disegna un trend in continua crescita. E parallelamente diventa sempre più nutrito l’esercito dei “mangiatori di tramezzini” dal palato raffinato: un popolo informato ed esigente, in una parola “gourmet”.

Sarà perché il consumatore “mangiante” e “pensante” ha scoperto che anche due fette di pane casereccio possono racchiudere un pasto a cinque stelle, sarà perché si è alzato nettamente e innegabilmente il livello d’informazione e di cultura gastronomica sulla qualità delle materie prime, traducendosi nell’esigenza di un rapporto qualità/prezzo giusto e soddisfacente, sarà per i diktat imposti dalla frenesia dei ritmi lavorativi odierni, che impongono lo filosofia del”mangiare-veloce-per-fare-altro-contemporaneamente”, fatto sta che nella fast food parade il primo nella classifica dei consumi è proprio lui, il panino, purchè con la “p” maiuscola.

D’altronde se lo merita: niente sovrastrutture, metalliche e di pensiero, per consumare in pace il proprio sandwich. Bastano le dita e, se proprio si vuole esagerare, qualche tovagliolo di carta. Quindi largo alla creatività, dato che due fette di pane possono diventare il contenitore ideale per una miriade di ripieni diversi, dai blasonati re della tradizione salumaia italiana, come mortadella Bologna e prosciutto di Parma, ai formaggi, freschi o stagionati, di latte vaccino o caprino, made in Italy o d’Oltralpe, oltre che a tutto l’arcobaleno di verdure, crude o cotte, di stagione o magari sott’olio, per non parlare del pesce affumicato e degli arrosti di carne, o dei patè e delle innumerevoli salse tramandate dalla tradizione francese.

Una tavolozza d’ingredienti praticamente infinita, dalla quale attingere per scegliere o creare da soli il panino perfetto: grondante maionese per una serata all’insegna di pantofola-divano-film, ripieno di coppa, puntarelle e salsa di alici per una cena tra amici, con bresaola, rucola, scagliette di parmigiano per rifocillarsi dopo la palestra, e via dicendo.

E che velocità e qualità rappresentino ormai un binomio irrinunciabile lo hanno capito anche i pluripremiati chef ai vertici della cucina internazionale. Oggi infatti sono sempre di più gli oscar della gastronomia mondiale, da Alain Ducasse aFerran Adrià, passando per Marc Veyrat e Valeria Piccini a porre la propria griffe su quelli che sono diventati veri e propri tramezzini d’autore.

Alcuni giocano la carta del “prèt a manger” di lusso, che si traduce in avamposti “fast, good and cheap” dei ristoranti stellati, locali dove è possibile pranzare, cenare o fare uno spuntino senza alleggerire troppo il portafoglio. Chiamarle così suona francamente male, eppure a volte si tratta di vere e proprie paninoteche gourmet dove, in location curate ma disinvolte, si possono assaggiare bocconcini e sfiziosità non solo firmati dallo chef stellato di turno, ma composti anche da ingredienti di qualità ineccepibile: pane fresco, croccante, fragrante, lievitazione perfetta, a fare da involucro a farce di primissima categoria.

Golosità e creatività che vanno a braccetto:

e la salute? Il fast food american style, quello del doppio arco dorato per intenderci, ha vissuto tempi duri. L’onda anomala della demonizzazione del cibo spazzatura ha coinvolto in generale tutta la filosofia del mangiare in piedi e veloce. Colesterolo alle stelle, obesità, soprattutto infantile e adolescenziale, patologie cardiovascolari, disturbi a carico del fegato e dell’apparato gastrointestinale fanno parte della zavorra ideologica che ha marchiato con la lettera scarlatta non solo hamburger e hot dog, ma l’idea del panino in generale.

Maggiore informazione e accurate ricerche mediche, tuttavia, hanno ormai rimesso i pezzi del puzzle al proprio posto:alimentazione corretta fa rima con equilibrio, e l’equilibrio lo si può ritrovare anche in un panino, purchè bilanciato, composto da ingredienti di qualità, scelto a seconda di fabbisogno, età e ed esigenze dietetiche personali. Ecco che anche un toast con prosciutto cotto e formaggio o una piadina con rucola e squacquerone possono diventare pasti completi ed equilibrati, così come un hamburger, se la polpetta è fatta con carne di qualità, magari accompagnata da una foglia di lattuga, un velo di maionese fatta in casa, un paio di rondelle di cipolla rossa, diventa una cena golosa e appagante con buona pace di trigliceridi e chili di troppo.

Veloce ma gourmet, sano ma gustoso, griffato ma non caro: identikit del panino del Terzo Millennio. Dietro al quale si cela un background affascinante e multisfaccettato, fatto di storia, di cultura e culture, di nuove tendenze della ristorazione e di un esercito di appassionati che da Chicago a Tokio via web si scambiano consigli, opinioni, idee, ricette all’inseguimento del panino perfetto.

Scopo del nostro blog è appunto andare insieme alla scoperta dei vari entroterra storico-culturali, dei dati sociologici, delle mille curiosità che orbitano attorno al pianeta del pane e companatico.

Un percorso pieno di gusto, da assaporare post, pardon, boccone dopo boccone.





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